CANE
AVVELENAMENTO DA RODENTICIDI
-Di cosa si tratta: capita spesso che i cani rimangano intossicati, anche in ambiente cittadino, da sostanze impiegate contro topi
-Come si cura: terapia medica
L'argomento di oggi sembrerebbe riguardare esclusivamente cani che vivono in campagna, ma non è così. E' vero che questo tipo di avvelenamento è più frequente in ambiente rurale, ma non è affatto raro che il nostro Fido possa incappare in esche per topi disseminate nelle strade cittadine o in uno scantinato. Il veleno può essere preparato in vari modi: sementi impregnate, che non sono pericolose per il cane, o bocconcini molto dolci e per questo assai invitanti, che possono fare danni serissimi. La sostanza tossica è il dicumarolo (e derivati), che agisce bloccando il processo di coagulazione del sangue; il paziente va incontro ad emorragie spesso mortali che possono verificarsi nelle più varie forme (ematomi inarrestabili in seguito a traumi anche banali, sanguinamenti dall'intestino o nel torace....). La lotta contro i roditori ha prodotto, nel tempo, una grande varietà di veleni e di conseguenza altrettanta variabilità nei tempi di latenza (periodo che va dall'assunzione al manifestarsi degli effetti) e di persistenza all'interno dell'organismo, rendendo più difficili diagnosi e terapia. Se ci si accorge dell'ingestione la cosa più semplice è far vomitare l'animale per evitare l'assorbimento; il vomito potrà essere indotto in vari modi: per il proprietario il più semplice sarà somministrare acqua ossigenata per bocca, mentre il Veterinario dispone di farmaci ad hoc. Dopo il vomito sarà bene, in ogni caso, iniziare per precauzione la terapia medica ed effettuare analisi di controllo nel periodo successivo. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, ci si accorge che qualcosa non va solo all'insorgenza dei sintomi: sanguinamenti (dalla bocca, dal naso, dall'ano...), oppure grave pallore e debolezza per un'emorragia interna. La situazione può essere drammatica. Sarà necessario iniziare subito la terapia con alte dosi di vitamina k (l'antidoto del veleno), e supportare le funzioni vitali con massicce dosi di fluidi, farmaci antishock e, talvolta, con trasfusioni di sangue e somministrazione di ossigeno. La conferma diagnostica si ha misurando il Tempo di Protrombina, che andrà valutato ripetutamente anche dopo la guarigione clinica.
GATTO
AVVELENAMENTO DA ANTIPARASSITARI
-Di cosa si tratta: intossicazione per uso improprio di composti non indicati nel gatto o per contaminazione casuale
-Come si cura: terapia medica
Capita sempre più spesso che sotto lo stesso tetto convivano cani e gatti, ed è questa coesistenza che può portare a commettere qualche errore nella somministrazione di prodotti antiparassitari contro pulci, zecche e quant'altro. Cerchiamo di guardare sempre bene le indicazioni, perchè la maggior parte degli antiparassitari adatti al cane sono nocivi per il gatto. Tra questi il più frequentemente impiegato "a sproposito" è il piretro, che può essere applicato mediante spruzzatori o con le classiche pipette spot-on da impiegare sulla cute. Il gatto si intossica sia per assorbimento transcutaneo che per leccamento del pelo umido. Già poche ore dopo potranno insorgere i sintomi, che saranno soprattutto neurologici: abbattimento, debolezza, tremori, convulsioni, neuropatie periferiche (paralisi) che potranno portare anche difficoltà respiratorie. A questa categoria di manifestazioni si associano spesso segni a carico dell'apparato digerente, come ipersalivazione, vomito, diarrea. Un antidoto specifico non esiste, per cui la terapia sarà complessa e richiederà ospedalizzazione: fluidi per diluire il veleno e disintossicare, farmaci gastro ed epatoprotettivi, atropina per controllare le secrezioni respiratorie e la saliva, benzodiazepine e/o barbiturici per i tremori e le convulsioni. Da non dimenticare il pericolo dell'eccessivo rialzo di temperatura che deriva dalle contrazioni muscolari, che andrà controllato per evitare l'edema cerebrale secondario. Concludiamo ricordando un'altra modalità di intossicazione nel gatto: noi spargiamo antiparassitari nell'ambiente, lui cammina sulle sperfici contaminate e poi ingerisce il tossico leccandosi i piedini nella sua quotidiana opera di pulizia; questa modalità riguarda, oltre il piretro, prodotti come carbamati ed organofosforici (entrambi tossicissimi!). Attenzione, quindi, ad usare qualunque tipo di disinfestante sul gatto o nel suo ambiente; leggiamo sempre prima accuratamente il foglio illustrativo ed accertiamoci che il composto sia tollerato dal micio.